 |
| Mensione dalla Presidenza della Repubblica |
Ecco cosa dicono di Anita Vestuto
Firenze, 15 Marzo 2001
"Sembrano scritti davanti allo specchio questi versi, quasi che l’autrice abbia voluto mantenere costante la certezza di parlare di sé. Si rivela però subito la stupefacente magia dello specchio di Anita Vestuto, uno strumento capace di andare oltre il visibile riflettendo anche ciò che sta sotto la pelle. Così lei si guarda e si racconta a tutto campo, non disgiungendo i tratti della quotidianità dalla variegata miscela di sentimenti e desideri che circoscrivono e unicizzano ogni essere umano. Può apparire un’operazione banale perché, si pensa alla semplicità dell’impegno, quando l’argomento del discorso è la cosa che ognuno crede di conoscere meglio: sé stesso. La forte credibilità di questa opera in versi sta invece proprio nella cristallinità di questo rilevarsi senza inutili pudori né tantomeno mitizzazioni. Questa sono io, sembra dire, con le mie dolcezze e le mie rabbie, con ciò che ho e ciò che vorrei avere… La donna rimasta forse troppo tempo dietro le persiane decide di spalancarle e di uscire sul balcone. Nel farlo si capisce che sta vivendo un periodo di nuove scoperte e che vuole schiudersi a nuovi accadimenti, siano essi semplici amicizie o più marcati impegni sociali e culturali. Per questo motivo si racconta in versi Anita Vestuto, così per dichiarare la sua esistenza e per riappropriarsi del suo spazio. Questo mi sembra l’aspetto prioritario dell’opera e la bella forma letteraria dei testi non è che il necessario supporto per fare della riconquistata identità la grande vela capace di garantirle navigazione sicura tra le tante incertezze dei nostri anni". Dalmazio Masini
Presidente dell’Accademia “Vittorio Alfieri” di Firenze
“ Mi trovo in libreria, come sempre seduto sulla mia sediolina, a leggere. Una telefonata del Prof. Ernesto Salemme, mi preannuncia la venuta di una poetessa vera, mi dice, l’amico e neo Assessore alla cultura. Dopo circa cinque minuti giunge una donna che, quasi intimidita, si presenta quale Anita Vestuto. All’istante mi sembra d’averla già conosciuta, le dico pure dove e lei mi convalida il luogo e anche l’occasione. L’incontro dura poco tempo. La signora mi consegna una raccolta di poesie frammista a brevi descrizioni e/o storia di siti flegrei: Affreschi è il nome della prima poesia della raccolta. Ne rimango subito affascinato, forse di stucco. Dopo un’ora, finito di leggere quei fogli, tenuti insieme da una bacchettina per tesine, telefono alla signora Anita e le comunico che sono ben lieto di pubblicare il suo lavoro che mi ha toccato il cuore. Non avendo ancora trovato un titolo della raccolta suggerisco all’autrice di chiamarla “Affreschi”. Le piace e così nasce “ Affreschi”.
L'Editore
"Conosco Anita Vestuto dal 1992, da quando entrambe lavoriamo nel Castello di Baia per la Soprintendenza Archeologica di Napoli, io quale funzionario responsabile del sito, lei quale responsabile della custodia dei reperti archeologici nei depositi. Compito, il suo, spesso ingrato e faticoso, svolto in locali poco salubri, ma fondamentale per il lavoro di restauro e catalogazione di migliaia di reperti archeologici prevalentemente frammentari, in sua consegna, di cui ha sempre tenuto elenchi precisi sulla provenienza e sullo stato di conservazione, con un impegno decisamente “particolare” di chi – ed è raro da trovare ormai nel nostro settore – crede nel loro valore, quale testimonianza irripetibile pervenutaci dal passato da trasmettere alle future generazioni. Quando ho letto il suo libro di poesie ho capito che dietro quel suo impegno c’era un amore straordinario per i luoghi flegrei, “patrimonio di tradizioni secolari, antiche ma mai vecchie, tuttora vitali, intime, profonde in quest’epoca di sfiducia” come l’Autrice stessa scrive nella sua introduzione. Il suo è un libro di poesie veramente speciale, in cui i brani poetici sono introdotti da brani descrittivi di alcuni siti storici e di figure mitologiche dei Campi Flegrei: l’Anfiteatro di Pozzuoli, la Solfatara, Baia – Terra di storia immortale, il Castello di Baia, Ulisse – il mito e la sua presenza a Baia, le Terme di Baia, il Tempio di Diana, Bacoli – Terra di passioni, il lago d’Averno, la Sibilla Cumana. Sono proprio questi luoghi in cui è nata e lavora ad essere la fonte di ispirazione della sua poesia ed a fornire al lettore attento suggestioni ed emozioni che in qualche modo li richiamano, come è stata per me la lettura della poesia Farfalla cieca, che potrebbe essere un toccante epicedio alla statua della bambina esposta nella sala del Ninfeo di Punta Epitaffio nel Castello di Baia. Ringrazio pertanto l’Autrice per le emozioni che le Sue poesie mi hanno dato e Le auguro di continuare a scriverne con la stessa passione". Dott.ssa Paola Miniero
Caro editore Scamardella, gentile ed illustre Anita Vestuto, letterata raffinata, archeologa erudita ed impegnata, ma soprattutto poeta ispirato e di fantasie armoniose, librata nel concerto stupendo d’invenzioni ardite, nello splendore di sogni, dove l’amore si coniuga con le immagini di una passione per il canto dell’infinito…
Non mi è stato dato, neppure in quest’occasione l’opportunità di rivolgere un discorso largo di toni, vasto di significati e vibrante di luce.
Non ripeterò come l’altra volta le cadenze di un amore, che traluce dovunque, illuminata dalla Luna, nella sua vibrante poesia.
Si, proprio come i grandi poeti, anche se il loro nome e la loro fama abbiano trasvolato i cieli.
Anita vestuto ha, come già, nel volume che qui ha presentato lo scorso anno, tratto moduli canori di una mitologia, che è sangue della sua musica, e radice di questa terra, che ella ama come noi, e da cui ha sicuramente potuto suggere cadenze, dolci, colorate, sogni di virtuosa artista.
Qui ha trovato la Sibilla dalla leggenda remota dai solari pagani e cristiani, e dalla sacralità virgiliana della sua magia.
Qui ha incontrato la melodia isiaca col volto splendido della più mediterranea tra le divinità creature del mondo antico.
Speravo di aprire un discorso che non mi è stato possibile prima tra le navate dll’Olimpo, che qui idealmente si innalzano con i suoi versi.
Auguri ,eccellente poeta, insigne studiosa ed artista completa.
Ed un saluto ai presenti amici artisti e studiosi con tanta stima.
Bacoli, 20 ottobre 2002
Professore Gianni Race Avvocato storico- scrittore
Dal momento che toccano a me per primo onore ed onere di
"incontrare l'autrice", premetto di avere già fatto i miei auguri ad Anita per il suo nuovo libro, nella prefazione al
testo che ho avuto anche il piacere, e anche un po' il
divertimento, di scrivere per lei. Nell'occasione presente
desidero ancora rinnovarle i miei auguri, tanto più che in
alcune parti di quest'ultimo lavoro si parla non solo della
luna e dell'amore, ma anche di CUffia, sito archeologico del
quale sono da anni Funzionario Responsabile. Sono dunque
stato coinvolto in prima persona in questa sua opera poetica, anche per la fortunata coincidenza della scoperta in questi ultimi" anni di un Santuario di Iside sul litorale, connesso ad una villa marittima, e di due calendari lunari graffiti
sulle pareti del cosiddetto Antro della Sibilla di Cuma (in
realtà una galleria militare d'età sannitica), che hanno
ampliato non poco il panorama della nostra conoscenza sul
culto della luna, che è uno dei temi di questo libro. La
personificazione antropomorfa di tale divinità a Cuma era
limitata in precedenza alla pur fondamentale presenza del
nome di Hera su un dischetto oracolare d'età greco arcaica,
alla testa marmorea di Giunone d'età romana dal Capitolium e a poche altre testimonianze archeologiche ed epigrafiche. La città antica, fondata, secondo la tradizione storico
letteraria, da coloni delle città euboiche di Calcide ed
Eretria, condotti da Ippocle e Megastene, guidati dalle
indicazioni di Apollo, dio solare per eccellenza, mostra nel
suo percorso e nelle sue millenarie stratificazioni storiche, di accettare nel suo pantheon, soprattutto in età romana, anche la luna, vista attraverso le differente ipostasi
antropomorfe delle divinità, che ne rivelavano presenza e
attributi. Ma non siamo qui per parlare di Cuma e delle
scoperte, che in anni recenti, dal 1990 a oggi, la ricerca
archeologica, divenuta finalmente anche sistematica e
programmatica, continua a rivelarci, poiché non sarebbero
queste né la sede, né l'occasione adatte. Siamo qui invece per un evento che ritengo più coinvolgente e che certamente interessa tutti i presenti: le poesie di Anita Vestuto e la poesia in generale, che troppo poco permea oggi, purtroppo,
la nostra vita quotidiana e l'espressione dei sentimenti, da
cui siamo coinvolti. Sebbene mi muova più agevolmente nel
campo che professionalmente mi è proprio, l'Archeologia e i
suoi annessi e connessi, ho tuttavia il "difetto" di essere
anch'io un essere umano come tanti altri altri, con più o
meno sensibilità come tanti altri altri. E poiché il lavoro
dell'archeologo, operante su stratigrafie, è stato spesso
giustamente assimilato e paragonato a quello dello psicologo
e/o dello psicoterapeuta, autore anch'egli di scavi nel
passato/presente dell'essere umano, ai fini di un lavoro
introspettivo, mi sento di esprimere alcune personali
riflessioni su quest'ultimo lavoro di Anita:
-l'associazione di poesie e scritti in prosa in questo libro,
attinenti al tema e ai luoghi flegrei, non è solo una
necessità editoriale, ma un'integrazione culturale, che
spesso aiuta a comprendere la genesi di un testo poetico e il
suo significato, anche quando questo rimanga solo
apparentemente "sospeso" nella nostra immediata comprensione,
pur lavorandovi dentro; del resto viviamo secondo culture
delle quali siamo sempre inevitabilmente l'espressione.
-le liriche di Anita, "tenere, lecite e pacate", come sono
state definite da altri in una parte del libro, sono per me
l'espressione di una "appassionata cantrice dell'anima", come
preferisco definirla io, dal momento che la poesia lirica, in
ogni tempo, specie quella più autentica e non d'occasione,
bensì autobiografica e personale, è sempre stata dell'anima umana l'espressione più autentica e sincera, quella che scava nel profondo, ne rivela le forze, le debolezze, le varie sfaccettature dei sentimenti; le accompagna una voce
interiore, che legge suoni, parole, colori, concetti e
sensazioni, per decodificarli, ripercuotendole nella nostra
mente per un vivace ma silenzioso dialogo, che invita alla
introspezione e alla riflessione:
"Nuotiamo, noi tiepidi mortali nell'insipido mare della
tristezza...
Sorvoliamo con ali di carta...lucenti nubi di odi ancestrali...
Anneghiamo, in fiumi di lacrime privi di argine dove venti di
cenere consumano le nostre povere vi te..." (Nuotiamo, p. 85)
-non poco ruolo gioca la componente flegrea, come solo chi abita in questo speciale Ecomuseo vivente, quali sono i Campi Flegrei, può sentire, accorgendosi di quanto luoghi antichi e contemporanei, paesaggi, scorci, immagini, mare, sole e luna
siano gli stessi che ogni giorno viviamo sentendoli nella
pelle, come una dolce abitudine della quale non si può più
fare a meno; oserei dire che ci "droghiamo" di Campi Flegrei:
"Ammirerai giardini e campi di margherite, parlerai a pietre
levigate dal vento, tufi impregnati di dolori e risate.
Parlerai al Sole e amerai con la Luna...che ti sembrerà
di versa, seducente, misteriosa, intrigante donna...
Ascolterai il silenzio..." (Campi Flegrei, p. 70), dimensione del
vivere, quest'ultima, con la quale siamo sempre meno in
contatto, anche involontariamente.
In ogni caso queste poesie rimangono per me l'espressione
della progressiva maturazione di un itinerario poetico, che è
innanzitutto itinerario dell'anima dentro e fuori di noi, ma è anche un invito a riflettere meno rettolosamente sulle cose della vita e su di noi, un invito a ragionare anche in
termini poetici sugli avvenimenti, che direttamente ci riguardano, così come un musicista traduce i suoi sentimenti e motivi ispiratori in musica, l'artista in opere.
Si ricordi che il poeta, come altre categorie
dell'espressione dello spirito e della creatività umana, è un
"transfuga", un "comunicatore", traduttore e interprete al
mondo dei suoi e dei propri sentimenti, ragionando in termini
di sociologia dell' arte, e che la parola, per dirla con un
maestro come Omero, è "alata", e può quindi raggiungere il
cuore e la mente di tutti noi.
Dott. Paolo Caputo
Direttore Archeologico
Uffficio Scavi di Cuma
|